1st floor 2nd floor 3rd floor 4th floor 5th floor  

EMPORIO DEL DISCO

EDICOLA MAEL

GALLERIA

 

THE DARK STRANGER
Coppola's Dracula
©2002 NightIsland.Net

Nel 1991 il regista di "Apocalipse now" e "The godfather" si chiede "Perché rifare la stessa storia? L'abbiamo già vista." E la risposta è "Non è mai stata rappresentata con tale intensità." Che cosa si può trarre di innovativo, di originale da una storia che è nata nel 1897 dalla mente e dalla mano di un severo direttore di teatro ed ha percorso più di un secolo trasposta in rapprensentazioni teatrali, racconti, romanzi, fumetti e in più di quattrocento films? In che modo l'immortalità artistica di Dracula potrà essere sfruttata creando un film godibile, di successo e tuttavia di qualità?

Il Dracula di Coppola testimonia quanto lustro può essere dato al contenuto curandone in ogni dettaglio la confezione. Coppola raccoglie i migliori artisti sul campo, Gary Oldman (Dracula), Wynona Ryder (Mina Harker), Keanu Reeves (Johnatan Harker) ed Anthony Hopkins (Doctor Van Helsing) e li rinchiude letteralmente in casa propria per mesi: partendo dalla rilettura integrale del testo di Bram Stoker costruisce le scene assieme agli attori, le prova , le riprova e con il suo cast stabilisce un nuovo capitolo nelle interpretazioni cinematografiche del conte. Il film ruota in toto attorno all'idea di Dracula come esempio limite dell'esercizio del libero arbitrio dell'essere umano: come l'uomo ha la facoltà di scegliere di vivere nella grazia di Dio così ha la facoltà di rinunciare a Dio per l'eternità, perdere la propria anima e diventare dannato e reietto dal mondo della luce. E tutto questo Dracula lo compie per amore, o meglio per il dolore lacerante della perdita dell'Amore. Dracula diventa figlio del demonio per amore di un amore perduto. In realtà, questa rilettura del capolavoro della letteratura anglosassone di Stoker non è nè una delle più accreditate né una delle più affascinanti in assoluto. I critici di tutto il mondo concordano nel leggere il Dracula come il paradigma della paura dell'ignoto, dello straniero, dell'altro diverso da noi (ricordiamo che Dracula è uno straniero in terra inglese) ed il simbolo supremo del desiderio umano della vita eterna ad ogni costo, della sconfitta della morte. Eppure Coppola sceglie irrimediabilmente il filone romantico della ricerca dell'amore eterno: "I've crossed osceans of time to find you" sussurra un conturbante Gary Oldman alla sua amata Mina. L'allestimento di Coppola è uno sfavillio di luci di candele, fiumi di sangue, ambientazioni incantate, gotici manieri avvolti dalle nebbie, mostri animaleschi, lupi, giardini lussurreggianti e selvaggi, pipistrelli giganteschi e orrorifici, costumi di una precisione storica maniacale eppure talora incantevoli, impalpabili talora meravigliosamente gonfi e pieni e sorprendentemente somiglianti ai quadri sensualissimi di Klimt. Coppola, furbescamente, cattura l'attenzione dello spettatore e riesce con la gotica opulenza narrativa a soggiogarlo, a catturarlo nel vortice senza tempo della vita immortale e crudele di Dracula, nella sua ossessione amorosa verso la dufunta consorte ora rediviva Mina Harker. Ma stiamo parlando di espedienti narrativi, di divagazioni che la mano di un maestro come Coppola usa a suo piacimento per creare un simil-colossal dei vecchi tempi, zeppo si tutte le tradizioni migliori dei film sui vampiri, intensamente curato in ogni dettaglio e fortemente voluto come una narrazione corale (Coppola ha permesso ai suoi attori di modificare il copione a loro piacimento dopo aver riletto l'opera di Stoker). Un mirabile specchietto per le allodole, un film, come egli stesso ha ammesso, di successo, di grande qualità scenografica… seminato tuttavia qua e là di trovate interpretative degne di lode. Se Mina e Johnatan Harker sembrano persino troppo perfetti, fedeli ritratti dei personaggi di Stoker, se il tema centrale, il binomio classico amore-morte, fin troppo prosaico e la fine del film deludente e già preannunciata (Dracula viene liberato dai suoi tormenti dalla mano della donna amata, Mina) il resto della narrazione è punteggiato di spunti e riflessioni degni di un genio i cui soggetti sono i due antagonisti, Dracula e Abraham Van Helsing. Il lato forse più interessante del conte è la ricostruzione storico-romanzata che ne fa Coppola: Vlad Dracul, l'Impalatore, difensore della cristianità, torna dalla guerra santa e trova la sua amatissima sposa senza vita a causa di un mero intrigo politico ai suoi danni. La chiesa di Dio per la quale aveva combattuto e nella quale aveva creduto non può giustificare ai suoi occhi quella perdita: l'uomo Dracula accecato dal dolore decide di essere demonio e antagonista di Dio, di trarre la sua gloria dalla distruzione dell'opera suprema di Dio, di succhiare la vita, il sangue, dalle creature del signore. Eppure, e qui risiede la forza visionaria del film di Coppola, il Dracula presentato agli occhi dello spettatore in quel momento è la copia perfetta del Cristo dell'iconografia cattolica dei paesi dell'est europeo. Dio e il Diavolo hanno lo stesso aspetto, l'aspetto di Dracula: nella sua armatura rosso corallo, tanto simile alle immagini dei trattati di anatomia dei secoli scorsi (l'armatura è quasi una riproduzione dell'aspetto dei muscoli umani privati del rivestimento epidemico), vediamo un giovane uomo con barba e folti baffi, dai lunghi e fluenti capelli scuri divisi da una riga sulla fronte alta e spaziosa. Chi non ha mai visto Cristo rappresentato in questo modo? Il coraggio del "Dracula" di Coppola risiede proprio nella decisione consapevole e ferma di non voler osservare nell'arte (cinematografica, in questo caso) una visione manichea, forzatamente dicotomica del bene e del male. E questo tocco interpretativo non risparmia neppure l'antagonista del male, il dottor Abraham Van Helsing, creandone un'immagine tanto demoniaca quanto quella del vampiro. Van Helsing è una sorta di genio nel suo campo, all'avanguardia per i tempi (pratica una trasfusione quando ancora il metodo era in via sperimentale), un pioniere della medicina e dell'occulto, uno scienziato ed uno studioso di demonologia ed un vero e proprio Capitano Achab dei suoi tempi. Manifesta tutti i segni di squilibrio classici dell'ossessione, è un uomo egoista incapace di delicatezza, il cui unico pungolo nella vita risiede nel perseguire senza alcun riguardo i propri scopi, nella fattispecie, l'eliminazione del vampiro. Hopkins ci presenta un Van Helsing eccentrico, gesticolante, febbrile, istintivo, quasi animalesco una sorta di scienziato pazzo che trova l'unica vera, intensa felicità nella caccia al suo nemico di sempre. Mirabile è lo stacco di scena operato da Coppola dopo la scena culminante dell'uccisione della povera Miss Lucy,amica d'infanzia di Mina e vittima del conte: la testa del vampiro viene staccata dal corpo e ricomposta nella bara dal gruppo di Van Helsing, stacco immediato nella scena successiva, dettaglio dell'arrosto al sangue che Van Helsing taglia mentre narra ai due disgustati e afflitti coniugi Harker la sua impresa e le contromisure da adottare contro il conte. La genialità della scena risiede proprio nell'impossibilità per lo spettatore di capire se il disgusto che manifestano i coniugi Harker (Mina taglia un unico, minuscolo frammento di carne e a fatica lo porta alla bocca) sia originato dal racconto raccapricciante del dottore oppure dalla vista del dottore stesso che mangia di gusto mentre ripensa alla carneficina fatta la sera prima. Nessuno può condividere l'entusiasmo di Van Helsing né la sua energia, l'eccitazione che prova nel fiutare nell'aria la sua preda…

C'è qualche differenza tra l' immensa sete di gloria e soddisfazione del dottore e la sete di sangue di Dracula? Qual è la differenza tra bene e male, tra amore e distruzione, tra dio ed il demonio? E chi può farne la differenza, un uomo, molti uomini? La scienza, il soprannaturale? E se ogni immagine, come una medaglia, avesse due facce e nascondesse dall'altro lato il proprio contrario?

 

 
WebDesign and Content are ©NightIsland.net ©BlackVelvetRose