| CINEMA ROSSO
SANGUE
©2002 Paolo Motta per NightIsland.net
Nel 1898, proprio
dopo due anni che i fratelli Lumière
avevano inventato il cinema, Bram
Stoker pubblicava il suo romanzo
Dracula. Di certo lo scrittore non
poteva immaginare che quel personaggio
non solo sarebbe divenuto il vampiro
per eccellenza, ma avrebbe letteralmente
contagiato con il suo morso quel
nuovo medium appena inventato. Non
c'è stato periodo della storia del
cinema, infatti, a non aver prodotto
film su Dracula e i suoi tenebrosi
fratelli. E sicuramente senza le
centinaia di film sui non morti
prodotti fino ad ora difficilmente
oggi avremmo avuto Buffy. Già ai
tempi del muto molti succhia sangue
si aggirano sul grande schermo tra
cui vale la pena ricordare l'opera
del francese Luis Feullad che a
partile dal 1915 realizza una serie
di film dalle atmosfere surreali,
nota con il titolo collettivo di
Les Vampires. La pellicola invece
con cui il Conte Dracula fa la sua
spaventosa entrata nell'immaginario
filmico è del 1922: si tratta del
leggendario Nosferatu il Vampiro
del tedesco Friedrich Wilhelm Murnau.
Influenzato dal movimento artistico
espressionista Murnau dirige una
pellicola spettrale, dove la figura
del vampiro è come un fantasma che
si muove per l'Europa portando con
sé distruzione e morte. Due particolari
strani sono legati poi a Nosferatu.
Il primo è il rifiuto della vedova
di Stoker a cedere i diritti per
l'adattamento cinematografico del
romanzo che costrinse la produzione
a cambiare i nomi dei personaggi,
pur mantenendo inalterata la storia.
Il secondo riguarda il protagonista
del film, Max Schreck, di cui non
si sa praticamente nulla. Non interpretò
nessun altro film oltre a questo,
ma il suo aspetto inquietante con
il cranio calvo e le lunghe dita
artigliate è stato poi attribuito
ad altri vampiri, tra cui anche
il Maestro nella prima stagione
di Buffy. E' negli Stati Uniti,
in ogni caso, che l'horror nasce
come genere. Qui nel 1931 il regista
Tod Browning porta sullo schermo
un adattamento teatrale di Dracula.
Protagonista di questo Dracula,
finalmente chiamato con il suo vero
nome, è un ungherese, Bela Lugosi,
che ci regala l'immagine da allora
classica del principe delle tenebre:
un raffinato aristocratico con mantello
nero, dallo sguardo magnetico e
i modi raffinati. Nonostante alcuni
aspetti del film possano oggi far
sorridere (le trasformazioni in
pipistrello, il servitore mangia
insetti) il film con Lugosi, che
in seguito interpreterà il personaggio
in molte altre pellicole, è dotato
di fascino incredibile, merito anche
della splendida fotografia in bianco
e nero curata da Karl Freund, futuro
regista de La Mummia originale.
Dello stesso anno di Dracula è anche
Vampyr del danese Carl Theodore
Dreyer, lavoro d'autore caratterizzato
da un ritmo lento ed un atmosfera
onirica che pare rappresentare in
quel momento la risposta europea
alla troppa spettacolarità americana.
Incredibilmente sarà invece proprio
un paese europeo come la Gran Bretagna
a realizzare i più spettacolari
horror vampireschi del Dopoguerra,
quando ormai in America le pellicole
con Lugosi e altri suoi epigoni
avevano fatto il loro tempo. Nel
Regno Unito si afferma infatti la
casa produttrice Hammer specializzata
nel riprendere tutti i mostri più
classici, quali la mummia, Frankenstein,
l'uomo lupo, ecc. la Hammer produce
per la regia di Terence Fisher Dracula
il Vampiro a cui seguono, ad opera
dello steso regista Le Spose di
Dracula (1960) e Dracula Principe
delle Tenebre (1965).Queste pellicole,
realizzate a colori, presentano
degli aspetti come la violenza e
l'erotismo in maniera leggermente
più eplicita rispetto alle opere
precedenti. Prova ne è il fatto
che qui i vampiri mostrano per la
prima volta i loro leggendari canini
e si insite molto sulle scene in
cui questi mordono le loro vittime
lasciando due buchi sanguinanti
sui loro colli. Non scordiamo poi
la presenza di Christopher Lee nel
ruolo del conte transilvano e di
Peter Cushing in quello del cacciatore
di non morti, Van Helsing. I due
attori diventeranno entrambi delle
icone del cinema fantastico ed è
importante ricordare come essi interpreteranno
anche molti film per una casa concorrente
della Hammer, la Amicus. Le produzione
della Amicus, fra cui Le Sette Chiavi
del Terrore(1965), La Casa Che Grondava
Sangue (1970) e La Bottega Che Vendeva
la Morte (1973), ultimamente cadute
un po' nell'oblio, andrebbero riscoperte
per certe loro caratteristiche "moderne":
le storie sono sempre vicende di
demoni e magie nere ambientate in
epoca contemporanea e infarcite
spesso con forti dosi di humour,
anticipando così telefilm come Buffy,
Streghe e il più serioso Poltergeist-
The Legacy. Gli anni Sessanta e
Settanta, oltre che il periodo d'oro
per l'horror inglese, vedono un
diffondersi del genere in tutta
Europa. In Francia Roger Vadim dirige
Il sangue e la rosa (1960), ispirandosi
alle vicende di Carmilla, la vampira
lesbica nata dalla penna di J.S.
Le Fanu, in seguito al centro pure
di alcune produzioni Hammer; sempre
in Francia appare un cineasta come
Jean Rollin che dedicherà ai vampiri
quasi tutti la sua cinematografia;
in Spagna, al fianco di diversi
film trash di Jesus Franco (El Conte
Dracula, Vampyros Lesbos e Dracula
contro Frankenstein), abbiamo lo
sceneggiatore- attore Paul Naschy,
celebre per il personaggio dell'uomo-
lupo Waldemar Daninsky, dedica due
film ad un non morto di sua invenzione
chiamato Alaric de Marnac; non dimentichiamo
poi che spagnolo è pure Malenka,
la Nipote del Vampiro (1968) di
Amando de Ossorio con la diva Anita
Ekberg, un film che potrebbe essere
stato visto dal nostro Joss Whedon
che ha appena scritto un fumetto
su una Cacciatrice dal nome di Malenka
Frey; in Italia, dove c'era già
stato nel 1956 I Vampiri, opera
di livello dell'abile Riccardo Freda,
è molto attivo in ambito orrorifico
Mario Bava, un direttore della fotografia
e tecnico degli effetti speciali
divenuto regista, che dedica ai
vampiri tre pellicole: La Maschera
del Demonio, I Tre Volti della Paura
e il fantascientifico Terrore nello
Spazio, noto all'estero proprio
come Planet of the Vampires. Sebbene
quelli di Bava siano tra i film
più spaventosi degli anni Sessanta
(e Terrore dello Spazio ispirerà
non poco il primo Alien), i critici
italiani li hanno sempre sottovalutati,
etichettandoli come rozzi tentativi
di imitare un genere straniero.
Allo stesso modo non è stato mai
giustamente considerato il fanta-
horror L'Ultimo Uomo sulla Terra
(1964) con il quale il documentarista
Ubaldo Ragona, forte dell'appoggio
ottenuto da produttori americani
e con nel cast il grande Vincent
Price, mette in scena un allucinato
futuro post- catastrofe, dove i
figli della notte hanno ormai preso
il sopravvento sugli umani. I tempi
cambiano in fretta e nel 1979 escono
in contemporanea Nosferatu, Principe
della Notte, con cui Werner Erzog
rielabora il Nosferatu di Murnau,
dando maggior spessore umano al
vampiro ora interpretato dall'immortale
Klaus Kinsky, e Dracula di John
Badham con Frank Langella nel ruolo
principale affrontato da un Van
Helsing con il volto sofferente
di Sir Lawrence Olivier. Kinsky,
condannato dalla sua condizione
di non morte all'eterna solitudine
e Langella, romantico e fascinoso
vampiro in cerca d'amore più che
di sangue, segnano un punto di non
ritorno. Ormai i vampiri da demoni
incarnati, come apparivano nelle
opere precedente, sono divenuti
l'oscuro specchio della sofferenza
umana. Proprio in questo contesto
vediamo, però, negli anni Ottanta
il pubblico sempre meno interessato
ai succhia sangue. Sebbene arrivino
opere d'autore come Miriam Si Sveglia
a Mezzanotte (1983) di Tony Scott
con Catherine Deneuve, David Bowie
e Susan Sarandon, dal ritmo lentissimo
e la trama che tende letteralmente
a dissolversi, e Il Buio Si Avvicina
(1987) di Kathryn Bigelow con il
futuro interprete del telefilm Millennium,
Lance Henriksen, abbondano più che
altro le parodie (tra le tante di
valore vale la pena citare per lo
meno La Brillante Carriera di un
Giovane Vampiro di Jimmy Huston
e l'italiano Fracchia contro Dracula
di Neri Parenti). Tuttavia va affermandosi
in questo periodo anche una corrente
di pellicole in cui momenti comici
si alternano ad altri seri, se non
addirittura drammatici. A questo
filone appartiene il film- culto
Ragazzi Perduti (1987) di Joel Schumacher.
Questa è anche forse l'opera che
ha maggiori punti in comune con
il nostro telefilm preferito: la
vicenda è una metafora sui problemi
degli adolescenti; sono presenti
tutti i luoghi comuni sui vampiri
(croci, aglio, paletti); le facce
dei non- morti divengono mostruose
quando è il momento di mordere;
c'è persino una cittadina che vanta
il più alto tasso di morti e sparizioni
misteriose in America e un Kiefer
Sutherland, capo dei ragazzi perduti
del titolo, molto simile allo Spike
prima maniera. Alla corrente non
del tutto seria e non del tutto
comica appartengono anche i meno
riusciti ma comunque godibili Ammazzavampiri
e Ammazzavampiri 2, diretti rispettivamente
da Tom Holland e da Tommy Lee Wollace,
hanno per protagonista il compianto
Roddy Mac Dowall nel ruolo di un
attore horror che si trova a fronteggiare
veri vampiri affiancato da alcuni
suoi fan. E' solo negli anni Novanta,
in ogni caso, che il cinema di non
morti viene rilanciato da una pietra
miliare come Bram Stoker's Dracula
di Francis Ford Coppola. Il film
viene presentato come fedelissimo
all'opera di Stoker, ma in realtà
Coppola, pur seguendo passo dopo
passo lo svolgimento del romanzo,
allo stesso tempo lo reinventa:
ecco così che per Dracula, che nel
libro era il male personificato,
appare una possibilità di redenzione,
mentre il cacciatore di vampiri,
Van Helsing, diventa una sorta di
pazzo fanatico. In ogni caso il
film ha un impatto notevole e ogni
altra produzione sui vampiri dovrà
confrontarsi con esso. In più l'attore
Gary Oldman ci fornisce l'immagine
di un Dracula passionale e demoniaco,
ma allo stesso tempo ossessionato
dall'amore che ha perduto. A titolo
di cronaca segnaliamo che, nel '92,
lo stesso anno di Bram Stoker's
Dracula , arriva anche lo scalcinato
film di Buffy, destinato tuttavia
ad ispirare un'altra pietra miliare
come la serie TV che tutti conosciamo.
Dopo l'exploit di Coppola il cinema
di vampiri sembra diviso in una
corrente "d'autore" e un'altra "popolare".
Alla prima appartengono ad esempio
Intervista col Vampiro di Neil Jordan,
adattamento del romanzo omonimo
di Anne Rice con i divi Brad Pitt,
Tom Cruise e Antonio Banderas, o
il recente L'Ombra del Vampiro di
Elias Merhige, in cui si ipotizza
che il misterioso interprete di
Nosferatu il Vampiro, potesse essere
un vero non morto. Al secondo filone
appartengono il bruttissimo Dal
Tramonto all'Alba di Robert Rodriguez
e Quentin Tarantino, il divertente
Vampiro a Brooklyn di Wes Craven
con Eddie Murphy nel ruolo di un
succhia sangue venuto dai Caraibi
e Vampires di John Carpenter, folle
horror- western con un gruppo di
ammazza vampiri finanziato dal Vaticano.
L'anno scorso è apparsa una piccola
chicca costituita da Dracula's Legacy-
Il Fascino del Male di Patrick Lussier.
Seppure tutti i critici si siano
scagliati contro questa pellicola,
siamo però di fronte al tentativo
ultimo di fondere la corrente d'autore
a quella popolare: ci sono combattimenti
con armi improbabili, battutacce
e teste che rotolano, ma nel finale
appare un fortissimo aspetto religioso
ed esistenziale, paragonabile solo
a quello che aleggia nel Dracula
di Coppola. Attualmente si parla
di un seguito di Ragazzi Perduti
che dovrebbe intitolarsi Lost Girls,
di un nuovo adattamento di un'opera
della Rice, La Regina dei Dannati,
e di un film incentrato su uno scontro
tra Dracula e Sherlock Holmes. Finanche
l'attrice di colore che interpretava
la fidanzata di Giles nella quarta
stagione di Buffy (scusate se non
ne ricordo il nome) starebbe per
interpretare un film di non morti.
Quest'ultima notizia ci spinge a
pensare ci fa sorgere una riflessione:
i racconti e romanzo del brivido
hanno vampirizzato il cinema, che
a sua volta ha contagiato la televisione,
ma ora forse il piccolo schermo
sta a sua volta mordendo il suo
sire. Prova di ciò ne sarebbe se
venisse realizzato un film, non
dico su Buffy, ma con lo stile di
tale serie. Se ci sarà, noi l'attendiamo
con ansia. PRIMA DI BUFFY… VAMPIRI
IN TV Chi come me ha seguito Buffy
fin dal primo episodio della prima
stagione, non può fare a meno di
notare come la serie si sia evoluta
sempre più. Le storie si sono fatte
sempre più mature e ben costruite,
gli argomenti trattati sempre più
profondi e addirittura i protagonisti
da un semplice gruppo di ragazzi
normali radunati attorno a un'amica
dai super poteri sono diventati
una formidabile équipe di streghe,
ex demoni e vampiri "redenti". Diciamo
che Buffy è stato un telefilm multiforme
come multiforme è la storia del
vampirismo sul piccolo schermo fin
dai suoi esordi. Per questo cercheremo
ora di ricostruirla. Correva il
giugno 1966, quando un produttore
televisivo di nome Dan Curtis lanciò
per il network ABC il serial Dark
Shadows. In origine doveva essere
una soap opera con qualche elemento
misterioso, ispirata forse in parte
al romanze Jane Eyre di Charlotte
Bronte. La vicenda ruotava intorno
a Victoria Winters, una ragazza
assunta come istitutrice presso
i Collins, un'antica famiglia del
New England che pare nascondere
molti segreti nella loro antica
magione. Tutte queste atmosfere
tenebrose finirono però per allontanare
dalla serie il pubblico classico
delle soap opera, desideroso più
di vicende sentimentali che di tutti
questi enigmi. Fu a questo punto
che Curtis ebbe l'idea di far cambiare
genere al suo telefilm, trasformandolo
in un vero e proprio horror. La
cosa, all'epoca, era un'autentica
rivoluzione se si pensa che il genere
ul piccolo schermo si era più che
altro intravisto saltuariamente
all'interno di episodi di produzione
d'altro genere come il fantascientifico
Ai Confini della Realtà e il poliziesco
Alfred Hitchcock Presenta. Per ottenere
tale inversione di tendenza viene
introdotto in Dark Shadows un nuovo
personaggio: un vampiro chiamato
Barnabas che si presenta ai Collins
sotto le mentite spoglie di un cugino
appartenente al ramo inglese della
famiglia. Barnabas comincia così
a perseguitare i vari membri della
dinastia, cercando ora di ucciderli,
ora di vampirizzarli, e mette persino
gli occhi su Maggie Evans, la barista
locale, in cui crede di riconoscere
la reincarnazione della sua promessa
sposa, suicidatasi più di centocinquanta
anni prima, quando lui divenne un
non morto. Il successo ottenuto
a questo punto dal telefilm è eclatante.
Dopo l'arrivo del vampiro Barnabas,
interpretato da Jonathan Frid, attore
che suppliva ad un scarsa bellezza
fisica con una grande recitazione,
puntata dopo puntata cominciano
ad apparire tutta una serie di altre
creature quali licantropi, fantasmi,
streghe, zombi, ecc., sebbene a
serie continui a essere trasmessa
tutti i giorni feriali nella fascia
pomeridiana come fosse ancora una
soap opera! Curtis, che in un primo
momento aveva pensato di far morire
Barnabas una volta imposto il nuovo
trend alla serie, si rende però
conto che lui è proprio il personaggio
più amato dal pubblico. Si decide
quindi di mantenerlo, solo di diminuirne
la cattiveria. Viene così messo
in risalto che questo vampiro compie
il male non per vera malvagità ma
perché obbligato dalle circostanze.
Viene addirittura realizzato un
lungo flash-back ambientato a fine
Settecento che si snoda per diversi
episodi, nel quale si racconta in
quali circostanze Barnabas divenne
un non morto e di come questa condizione
sia per lui una condanna.. E questo
era un grosso sforzo produttivo
per una serie dal budget bassissimo
come questa. Dopo questo flash-back
Barnabas è praticamente riabilitato
e adesso è lui che difende gli altri
protagonisti da tutte le minacce
soprannaturali che si scatenano
nel corso del telefilm. Nonostante
il grande successo avuto negli Stati
Uniti, dove è ancora oggi riproposta
con successo, Dark Shadows non è
mai giunta in Italia, dove è conosciuta
solo tramite una versione a fumetti
pubblicata nei primi anni '70 sulla
rivista Il Mago della Mondadori
e tramite i due film La Casa dei
Vampiri (House of Dark Shadows,
1971) e La Casa delle Ombre Maledette
(Night of Dark Shadows, 1972) ottenuti
sintetizzando la trama del serial.
Dan Curtis continua comunque per
tutti gli anni Settanta a occuparsi
di vampiri e realizza un adattamento
televisivo del romanzo Dracula,
circolato anche da noi con il titolo
Il Demone Nero, affidando il ruolo
principale al grande Jack Palance
(Premio Oscar per Scappo dalla Città).
Un frammento di questo film viene
visto in un episodio di Buffy dall'aspirante
vampiro Billy Ford (il cui nome
fra l'altro richiama quello di un
personaggio secondario di Dark Shadows,
Willy Ford). Sempre Curtis dirige
nel '72 un film TV intitolato The
Nigt Stalker ispirato ad un romanzo
inedito di Jeff Rice adattato per
lo schermo da un gigante della narrativa
horror e fantascientifica come Richard
Mathson. In questa pellicola l'attore
Darren McGavin veste i panni del
giornalista Carl Kolchak che scopre
un vampiro in azione in uno dei
luoghi più lontani dalle classiche
atmosfere gotiche, Las Vegas. Il
successo è tale che ne viene prodotto
un seguito dal titolo The Night
Strangler. Qualche anno dopo, nel
'74, nasce la serie Kolchak: The
Night Stalker che vede McGavin impegnato
non solo come interprete ma anche
come produttore esecutivo. Questo
telefilm è stato più volte citato
di recente da Chris Carter come
ispiratore del suo X-Files: in effetti
sebbene Kolchak indaghi su casi
più legati all'immaginario gotico
che a quello fantascientifico, come
per esempio mummie redivive, fantasmi,
lupi mannari, satanisti e perfino
una donna vittima del vampiro di
Las Vegas divenuta vampira a sua
volta, alla fine di ogni episodio
intervenivano le autorità a insabbiare
la verità scoperta dall'intrepido
reporter. Proprio come succede oggi
ai due agenti di X-Files. Alla fine
degli anni Settanta il vampiro per
eccellenza Dracula è protagonista
in due nuove produzione televisive.
La prima è una mini- serie inglese
diretta da Philip Saville e ambientata
proprionei luoghi in cui si svolse
il romanzo di Stoker. Protagonista
ne è Luis Jordan, da molti considerato
il miglior Dracula del piccolo schermo.
La seconda è un telefilm chiamato
Curse of Dracula (La maledizione
di Dracula) prodotta dal veterano
Kenneth Johnson, autore di molte
serie di successo fra cui La Donna
Bionica, L'Incredibile Hulk e Visitors.
Qui si immagina che il conte transilvano
sia ancora vivo ai nostri giorni
e addirittura insegni in un college
californiano, dove miete vittime
tra gli studenti. Per fortuna i
discendenti del suo nemico numero
uno Van Helsing sono pronti a entrare
in azione per combatterlo. Nel 1987
arriva un piccolo cult sui succhia
sangue, il film in due parti Gli
Ultimi Giorni di Salem's Lot diretto
da Tobe Hooper, regista ben noto
in ambito horror- splatter, sulla
base del romanzo Le Notti di Salem
di Stephen King. Il film che vanta
nel cast interpreti come David Soul
(Starsky e Hutch) e James Mason
(Lolita, Intrigo Internazionale)
è ancora oggi una delle opere più
spaventose prodotte per la televisione,
dotate di un sinistro fascino anche
a distanza di anni. Proprio mentre
Hooper realizza questa sua opera,
appaiono dei vampiri anche negli
sceneggiati italiani, Ma E' Proprio
un Vampiro di Giorgio Bandini e
Vampirismus di Giulio Questi, ispirati
rispettivamente ad un romanzo di
Luigi Capuana basato sulla vicenda
vera del serial killer e bevitore
di sangue Vincenzo Verzeni e all'opera
dello scrittore fantastico tedesco
E.T.A. Hoffmann. Negli anni '90
comincia una vera proliferazione
di telefilm sui vampiri. Dall'America
arriva Dracula: The Series, nel
quale due ragazzi statunitensi in
vacanza in Europa presso lo zio
Gustav Helsing, scoprono non solo
di far parte di una dinastia di
ammazza vampiri, ma che il Conte
Dracula stesso esiste veramente
ed è a capo di una potentissima
multinazionale, e arriva anche un
rifacimento del vecchio Dark Shadows
con un cast incredibile: nel ruolo
di Barnabas c'è ora Ben Cross, che
molti ricorderanno come il nemico
di Richard Gere in Il Primo Cavaliere,
affiancato da Adrian Paul (Highlander),
Roy Thinnes (Invaders) e quella
Barbara Steele che lavorò con maestri
del brivido quali Mario Bava, Riccardo
Freda, Roger Corman e David Cronenberg.
Nel '92, anche se ispirato a un
film TV dell'89, appare Forever
Knight, serie incentrata sul personaggio
di Nick Knight, un agente della
squadra omicidi di Toronto che in
realtà è un vampiro di ben ottocento
anni. Nel corso del telefilm ci
viene spiegato come il poliziotto
fosse stato in origine un nobile
cavaliere francese di nome Nicholas
de Barant, il quale perse la fede
dopo aver visto durante le crociate
tanti massacri in nome di Dio e
accettò di farsi vampirizzare dal
perfido Lucien LaCroix. Solo secoli
dopo Nick viene nuovamente convinto
alla causa del bene da Giovanna
d'Arco. Da allora il nostro non
ha fatto altro che combattere tutti
i malvagi sia umani che vampiri,
compiendo nel frattempo ricerche
per trovare una cura al vampirismo.
Purtroppo oggi che gli sembra d'essere
vicino alla tanto sospirata cura,
riappare dal suo passato LaCroix,
il quale vuole assolutamente riportare
il suo "figlio" alle tenebre. Come
avrete capito Forever Knight è quasi
un Angel prima del tempo; in più
il rapporto tra Nick e LaCroix è
molto simile a quello tra Brad Pitt
e Tom Cruise in Intervista col Vampiro.
Proprio per questo, Nigel Bennett,
l'attore che interpretava LaCroix
e che si batte per la ripresa del
telefilm (conclusosi dopo sole tre
stagioni), ha affermato più volte
che tutto quello che viene attualmente
prodotto sui succhia sangue, al
cinema come in televisione, è in
debito con Forever Knight e chi
ha visto la serie non può dargli
tutti i torti. In tempi più recenti
è da segnalare poi Kindred: The
Embraced, un serial in cui l'horror
vampiresco si mescola con le trame
dei drammi sulla mafia. I vampiri
sono infatti riuniti in diversi
clan in lotta fra loro per il controllo
del territorio e sono regolati da
una sorta di codice d'onore. Il
telefilm non è andato però oltre
il sesto episodio. Pensare che la
Fox ha rifiutato di trasmettere
Buffy sul suo network, passandolo
a quello della Warner Bros, per
lasciar libero spazio a questa serie
che riteneva di sicuro successo!
Arrivati ormai ai nostri giorni,
concludiamo ricordando Ultraviolet,
una miniserie inglese in sei episodi
trasmessa già in piena Buffy- Era.
Qui compaiono alcuni cacciatori
di vampiri che lavorano per il governo,
usando non paletti ma pistole speciali.
Detto così questo ricorderebbe un
po' la quarta stagione della nostra
serie preferita, mentre Ultraviolet
è in realtà molto vicina a X-Files:
il vampirismo è spiegato scientificamente
e ci si addentra fra oscuri complotti
delle autorità. E' stato poi realizzato,
questa volta negli U.S.A. il pilot
per un ipotetico remake dalla miniserie
in forma di telefilm. Seppure del
progetto si sia occupato Howard
Gordon, uno degli autori storici
di X-Files apparso anche fra i producer
della seconda stagione di Buffy
e attualmente impegnato nello spin-off
di Angel, l'idea è stata accantonata
dai finanziatori. Evidentemente
gli Americani si aspettavano un
prodotto "alla Joss Whedon" (se
non addirittura "alla Dan Curtis"),
non certo una serie che si interroga
se il diritto dei vampiri ai sopravvivere
non sia equivalente a quello degli
umani di difendersi. Visto il successo
che bacia i personaggi ideati da
Joss Whedon ora tutti stanno mettendo
in cantiere altre produzioni sui
vampiri. Si vocifera per esempio
di produzioni con titoli come A
Breed Apart e Living by Night. Per
sapere cosa ci attende non ci resta
che tenere accesi i televisori nelle
nostre cripte. |