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CINEMA ROSSO SANGUE
©2002 Paolo Motta per NightIsland.net

Nel 1898, proprio dopo due anni che i fratelli Lumière avevano inventato il cinema, Bram Stoker pubblicava il suo romanzo Dracula. Di certo lo scrittore non poteva immaginare che quel personaggio non solo sarebbe divenuto il vampiro per eccellenza, ma avrebbe letteralmente contagiato con il suo morso quel nuovo medium appena inventato. Non c'è stato periodo della storia del cinema, infatti, a non aver prodotto film su Dracula e i suoi tenebrosi fratelli. E sicuramente senza le centinaia di film sui non morti prodotti fino ad ora difficilmente oggi avremmo avuto Buffy. Già ai tempi del muto molti succhia sangue si aggirano sul grande schermo tra cui vale la pena ricordare l'opera del francese Luis Feullad che a partile dal 1915 realizza una serie di film dalle atmosfere surreali, nota con il titolo collettivo di Les Vampires. La pellicola invece con cui il Conte Dracula fa la sua spaventosa entrata nell'immaginario filmico è del 1922: si tratta del leggendario Nosferatu il Vampiro del tedesco Friedrich Wilhelm Murnau. Influenzato dal movimento artistico espressionista Murnau dirige una pellicola spettrale, dove la figura del vampiro è come un fantasma che si muove per l'Europa portando con sé distruzione e morte. Due particolari strani sono legati poi a Nosferatu. Il primo è il rifiuto della vedova di Stoker a cedere i diritti per l'adattamento cinematografico del romanzo che costrinse la produzione a cambiare i nomi dei personaggi, pur mantenendo inalterata la storia. Il secondo riguarda il protagonista del film, Max Schreck, di cui non si sa praticamente nulla. Non interpretò nessun altro film oltre a questo, ma il suo aspetto inquietante con il cranio calvo e le lunghe dita artigliate è stato poi attribuito ad altri vampiri, tra cui anche il Maestro nella prima stagione di Buffy. E' negli Stati Uniti, in ogni caso, che l'horror nasce come genere. Qui nel 1931 il regista Tod Browning porta sullo schermo un adattamento teatrale di Dracula. Protagonista di questo Dracula, finalmente chiamato con il suo vero nome, è un ungherese, Bela Lugosi, che ci regala l'immagine da allora classica del principe delle tenebre: un raffinato aristocratico con mantello nero, dallo sguardo magnetico e i modi raffinati. Nonostante alcuni aspetti del film possano oggi far sorridere (le trasformazioni in pipistrello, il servitore mangia insetti) il film con Lugosi, che in seguito interpreterà il personaggio in molte altre pellicole, è dotato di fascino incredibile, merito anche della splendida fotografia in bianco e nero curata da Karl Freund, futuro regista de La Mummia originale. Dello stesso anno di Dracula è anche Vampyr del danese Carl Theodore Dreyer, lavoro d'autore caratterizzato da un ritmo lento ed un atmosfera onirica che pare rappresentare in quel momento la risposta europea alla troppa spettacolarità americana. Incredibilmente sarà invece proprio un paese europeo come la Gran Bretagna a realizzare i più spettacolari horror vampireschi del Dopoguerra, quando ormai in America le pellicole con Lugosi e altri suoi epigoni avevano fatto il loro tempo. Nel Regno Unito si afferma infatti la casa produttrice Hammer specializzata nel riprendere tutti i mostri più classici, quali la mummia, Frankenstein, l'uomo lupo, ecc. la Hammer produce per la regia di Terence Fisher Dracula il Vampiro a cui seguono, ad opera dello steso regista Le Spose di Dracula (1960) e Dracula Principe delle Tenebre (1965).Queste pellicole, realizzate a colori, presentano degli aspetti come la violenza e l'erotismo in maniera leggermente più eplicita rispetto alle opere precedenti. Prova ne è il fatto che qui i vampiri mostrano per la prima volta i loro leggendari canini e si insite molto sulle scene in cui questi mordono le loro vittime lasciando due buchi sanguinanti sui loro colli. Non scordiamo poi la presenza di Christopher Lee nel ruolo del conte transilvano e di Peter Cushing in quello del cacciatore di non morti, Van Helsing. I due attori diventeranno entrambi delle icone del cinema fantastico ed è importante ricordare come essi interpreteranno anche molti film per una casa concorrente della Hammer, la Amicus. Le produzione della Amicus, fra cui Le Sette Chiavi del Terrore(1965), La Casa Che Grondava Sangue (1970) e La Bottega Che Vendeva la Morte (1973), ultimamente cadute un po' nell'oblio, andrebbero riscoperte per certe loro caratteristiche "moderne": le storie sono sempre vicende di demoni e magie nere ambientate in epoca contemporanea e infarcite spesso con forti dosi di humour, anticipando così telefilm come Buffy, Streghe e il più serioso Poltergeist- The Legacy. Gli anni Sessanta e Settanta, oltre che il periodo d'oro per l'horror inglese, vedono un diffondersi del genere in tutta Europa. In Francia Roger Vadim dirige Il sangue e la rosa (1960), ispirandosi alle vicende di Carmilla, la vampira lesbica nata dalla penna di J.S. Le Fanu, in seguito al centro pure di alcune produzioni Hammer; sempre in Francia appare un cineasta come Jean Rollin che dedicherà ai vampiri quasi tutti la sua cinematografia; in Spagna, al fianco di diversi film trash di Jesus Franco (El Conte Dracula, Vampyros Lesbos e Dracula contro Frankenstein), abbiamo lo sceneggiatore- attore Paul Naschy, celebre per il personaggio dell'uomo- lupo Waldemar Daninsky, dedica due film ad un non morto di sua invenzione chiamato Alaric de Marnac; non dimentichiamo poi che spagnolo è pure Malenka, la Nipote del Vampiro (1968) di Amando de Ossorio con la diva Anita Ekberg, un film che potrebbe essere stato visto dal nostro Joss Whedon che ha appena scritto un fumetto su una Cacciatrice dal nome di Malenka Frey; in Italia, dove c'era già stato nel 1956 I Vampiri, opera di livello dell'abile Riccardo Freda, è molto attivo in ambito orrorifico Mario Bava, un direttore della fotografia e tecnico degli effetti speciali divenuto regista, che dedica ai vampiri tre pellicole: La Maschera del Demonio, I Tre Volti della Paura e il fantascientifico Terrore nello Spazio, noto all'estero proprio come Planet of the Vampires. Sebbene quelli di Bava siano tra i film più spaventosi degli anni Sessanta (e Terrore dello Spazio ispirerà non poco il primo Alien), i critici italiani li hanno sempre sottovalutati, etichettandoli come rozzi tentativi di imitare un genere straniero. Allo stesso modo non è stato mai giustamente considerato il fanta- horror L'Ultimo Uomo sulla Terra (1964) con il quale il documentarista Ubaldo Ragona, forte dell'appoggio ottenuto da produttori americani e con nel cast il grande Vincent Price, mette in scena un allucinato futuro post- catastrofe, dove i figli della notte hanno ormai preso il sopravvento sugli umani. I tempi cambiano in fretta e nel 1979 escono in contemporanea Nosferatu, Principe della Notte, con cui Werner Erzog rielabora il Nosferatu di Murnau, dando maggior spessore umano al vampiro ora interpretato dall'immortale Klaus Kinsky, e Dracula di John Badham con Frank Langella nel ruolo principale affrontato da un Van Helsing con il volto sofferente di Sir Lawrence Olivier. Kinsky, condannato dalla sua condizione di non morte all'eterna solitudine e Langella, romantico e fascinoso vampiro in cerca d'amore più che di sangue, segnano un punto di non ritorno. Ormai i vampiri da demoni incarnati, come apparivano nelle opere precedente, sono divenuti l'oscuro specchio della sofferenza umana. Proprio in questo contesto vediamo, però, negli anni Ottanta il pubblico sempre meno interessato ai succhia sangue. Sebbene arrivino opere d'autore come Miriam Si Sveglia a Mezzanotte (1983) di Tony Scott con Catherine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon, dal ritmo lentissimo e la trama che tende letteralmente a dissolversi, e Il Buio Si Avvicina (1987) di Kathryn Bigelow con il futuro interprete del telefilm Millennium, Lance Henriksen, abbondano più che altro le parodie (tra le tante di valore vale la pena citare per lo meno La Brillante Carriera di un Giovane Vampiro di Jimmy Huston e l'italiano Fracchia contro Dracula di Neri Parenti). Tuttavia va affermandosi in questo periodo anche una corrente di pellicole in cui momenti comici si alternano ad altri seri, se non addirittura drammatici. A questo filone appartiene il film- culto Ragazzi Perduti (1987) di Joel Schumacher. Questa è anche forse l'opera che ha maggiori punti in comune con il nostro telefilm preferito: la vicenda è una metafora sui problemi degli adolescenti; sono presenti tutti i luoghi comuni sui vampiri (croci, aglio, paletti); le facce dei non- morti divengono mostruose quando è il momento di mordere; c'è persino una cittadina che vanta il più alto tasso di morti e sparizioni misteriose in America e un Kiefer Sutherland, capo dei ragazzi perduti del titolo, molto simile allo Spike prima maniera. Alla corrente non del tutto seria e non del tutto comica appartengono anche i meno riusciti ma comunque godibili Ammazzavampiri e Ammazzavampiri 2, diretti rispettivamente da Tom Holland e da Tommy Lee Wollace, hanno per protagonista il compianto Roddy Mac Dowall nel ruolo di un attore horror che si trova a fronteggiare veri vampiri affiancato da alcuni suoi fan. E' solo negli anni Novanta, in ogni caso, che il cinema di non morti viene rilanciato da una pietra miliare come Bram Stoker's Dracula di Francis Ford Coppola. Il film viene presentato come fedelissimo all'opera di Stoker, ma in realtà Coppola, pur seguendo passo dopo passo lo svolgimento del romanzo, allo stesso tempo lo reinventa: ecco così che per Dracula, che nel libro era il male personificato, appare una possibilità di redenzione, mentre il cacciatore di vampiri, Van Helsing, diventa una sorta di pazzo fanatico. In ogni caso il film ha un impatto notevole e ogni altra produzione sui vampiri dovrà confrontarsi con esso. In più l'attore Gary Oldman ci fornisce l'immagine di un Dracula passionale e demoniaco, ma allo stesso tempo ossessionato dall'amore che ha perduto. A titolo di cronaca segnaliamo che, nel '92, lo stesso anno di Bram Stoker's Dracula , arriva anche lo scalcinato film di Buffy, destinato tuttavia ad ispirare un'altra pietra miliare come la serie TV che tutti conosciamo. Dopo l'exploit di Coppola il cinema di vampiri sembra diviso in una corrente "d'autore" e un'altra "popolare". Alla prima appartengono ad esempio Intervista col Vampiro di Neil Jordan, adattamento del romanzo omonimo di Anne Rice con i divi Brad Pitt, Tom Cruise e Antonio Banderas, o il recente L'Ombra del Vampiro di Elias Merhige, in cui si ipotizza che il misterioso interprete di Nosferatu il Vampiro, potesse essere un vero non morto. Al secondo filone appartengono il bruttissimo Dal Tramonto all'Alba di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, il divertente Vampiro a Brooklyn di Wes Craven con Eddie Murphy nel ruolo di un succhia sangue venuto dai Caraibi e Vampires di John Carpenter, folle horror- western con un gruppo di ammazza vampiri finanziato dal Vaticano. L'anno scorso è apparsa una piccola chicca costituita da Dracula's Legacy- Il Fascino del Male di Patrick Lussier. Seppure tutti i critici si siano scagliati contro questa pellicola, siamo però di fronte al tentativo ultimo di fondere la corrente d'autore a quella popolare: ci sono combattimenti con armi improbabili, battutacce e teste che rotolano, ma nel finale appare un fortissimo aspetto religioso ed esistenziale, paragonabile solo a quello che aleggia nel Dracula di Coppola. Attualmente si parla di un seguito di Ragazzi Perduti che dovrebbe intitolarsi Lost Girls, di un nuovo adattamento di un'opera della Rice, La Regina dei Dannati, e di un film incentrato su uno scontro tra Dracula e Sherlock Holmes. Finanche l'attrice di colore che interpretava la fidanzata di Giles nella quarta stagione di Buffy (scusate se non ne ricordo il nome) starebbe per interpretare un film di non morti. Quest'ultima notizia ci spinge a pensare ci fa sorgere una riflessione: i racconti e romanzo del brivido hanno vampirizzato il cinema, che a sua volta ha contagiato la televisione, ma ora forse il piccolo schermo sta a sua volta mordendo il suo sire. Prova di ciò ne sarebbe se venisse realizzato un film, non dico su Buffy, ma con lo stile di tale serie. Se ci sarà, noi l'attendiamo con ansia. PRIMA DI BUFFY… VAMPIRI IN TV Chi come me ha seguito Buffy fin dal primo episodio della prima stagione, non può fare a meno di notare come la serie si sia evoluta sempre più. Le storie si sono fatte sempre più mature e ben costruite, gli argomenti trattati sempre più profondi e addirittura i protagonisti da un semplice gruppo di ragazzi normali radunati attorno a un'amica dai super poteri sono diventati una formidabile équipe di streghe, ex demoni e vampiri "redenti". Diciamo che Buffy è stato un telefilm multiforme come multiforme è la storia del vampirismo sul piccolo schermo fin dai suoi esordi. Per questo cercheremo ora di ricostruirla. Correva il giugno 1966, quando un produttore televisivo di nome Dan Curtis lanciò per il network ABC il serial Dark Shadows. In origine doveva essere una soap opera con qualche elemento misterioso, ispirata forse in parte al romanze Jane Eyre di Charlotte Bronte. La vicenda ruotava intorno a Victoria Winters, una ragazza assunta come istitutrice presso i Collins, un'antica famiglia del New England che pare nascondere molti segreti nella loro antica magione. Tutte queste atmosfere tenebrose finirono però per allontanare dalla serie il pubblico classico delle soap opera, desideroso più di vicende sentimentali che di tutti questi enigmi. Fu a questo punto che Curtis ebbe l'idea di far cambiare genere al suo telefilm, trasformandolo in un vero e proprio horror. La cosa, all'epoca, era un'autentica rivoluzione se si pensa che il genere ul piccolo schermo si era più che altro intravisto saltuariamente all'interno di episodi di produzione d'altro genere come il fantascientifico Ai Confini della Realtà e il poliziesco Alfred Hitchcock Presenta. Per ottenere tale inversione di tendenza viene introdotto in Dark Shadows un nuovo personaggio: un vampiro chiamato Barnabas che si presenta ai Collins sotto le mentite spoglie di un cugino appartenente al ramo inglese della famiglia. Barnabas comincia così a perseguitare i vari membri della dinastia, cercando ora di ucciderli, ora di vampirizzarli, e mette persino gli occhi su Maggie Evans, la barista locale, in cui crede di riconoscere la reincarnazione della sua promessa sposa, suicidatasi più di centocinquanta anni prima, quando lui divenne un non morto. Il successo ottenuto a questo punto dal telefilm è eclatante. Dopo l'arrivo del vampiro Barnabas, interpretato da Jonathan Frid, attore che suppliva ad un scarsa bellezza fisica con una grande recitazione, puntata dopo puntata cominciano ad apparire tutta una serie di altre creature quali licantropi, fantasmi, streghe, zombi, ecc., sebbene a serie continui a essere trasmessa tutti i giorni feriali nella fascia pomeridiana come fosse ancora una soap opera! Curtis, che in un primo momento aveva pensato di far morire Barnabas una volta imposto il nuovo trend alla serie, si rende però conto che lui è proprio il personaggio più amato dal pubblico. Si decide quindi di mantenerlo, solo di diminuirne la cattiveria. Viene così messo in risalto che questo vampiro compie il male non per vera malvagità ma perché obbligato dalle circostanze. Viene addirittura realizzato un lungo flash-back ambientato a fine Settecento che si snoda per diversi episodi, nel quale si racconta in quali circostanze Barnabas divenne un non morto e di come questa condizione sia per lui una condanna.. E questo era un grosso sforzo produttivo per una serie dal budget bassissimo come questa. Dopo questo flash-back Barnabas è praticamente riabilitato e adesso è lui che difende gli altri protagonisti da tutte le minacce soprannaturali che si scatenano nel corso del telefilm. Nonostante il grande successo avuto negli Stati Uniti, dove è ancora oggi riproposta con successo, Dark Shadows non è mai giunta in Italia, dove è conosciuta solo tramite una versione a fumetti pubblicata nei primi anni '70 sulla rivista Il Mago della Mondadori e tramite i due film La Casa dei Vampiri (House of Dark Shadows, 1971) e La Casa delle Ombre Maledette (Night of Dark Shadows, 1972) ottenuti sintetizzando la trama del serial. Dan Curtis continua comunque per tutti gli anni Settanta a occuparsi di vampiri e realizza un adattamento televisivo del romanzo Dracula, circolato anche da noi con il titolo Il Demone Nero, affidando il ruolo principale al grande Jack Palance (Premio Oscar per Scappo dalla Città). Un frammento di questo film viene visto in un episodio di Buffy dall'aspirante vampiro Billy Ford (il cui nome fra l'altro richiama quello di un personaggio secondario di Dark Shadows, Willy Ford). Sempre Curtis dirige nel '72 un film TV intitolato The Nigt Stalker ispirato ad un romanzo inedito di Jeff Rice adattato per lo schermo da un gigante della narrativa horror e fantascientifica come Richard Mathson. In questa pellicola l'attore Darren McGavin veste i panni del giornalista Carl Kolchak che scopre un vampiro in azione in uno dei luoghi più lontani dalle classiche atmosfere gotiche, Las Vegas. Il successo è tale che ne viene prodotto un seguito dal titolo The Night Strangler. Qualche anno dopo, nel '74, nasce la serie Kolchak: The Night Stalker che vede McGavin impegnato non solo come interprete ma anche come produttore esecutivo. Questo telefilm è stato più volte citato di recente da Chris Carter come ispiratore del suo X-Files: in effetti sebbene Kolchak indaghi su casi più legati all'immaginario gotico che a quello fantascientifico, come per esempio mummie redivive, fantasmi, lupi mannari, satanisti e perfino una donna vittima del vampiro di Las Vegas divenuta vampira a sua volta, alla fine di ogni episodio intervenivano le autorità a insabbiare la verità scoperta dall'intrepido reporter. Proprio come succede oggi ai due agenti di X-Files. Alla fine degli anni Settanta il vampiro per eccellenza Dracula è protagonista in due nuove produzione televisive. La prima è una mini- serie inglese diretta da Philip Saville e ambientata proprionei luoghi in cui si svolse il romanzo di Stoker. Protagonista ne è Luis Jordan, da molti considerato il miglior Dracula del piccolo schermo. La seconda è un telefilm chiamato Curse of Dracula (La maledizione di Dracula) prodotta dal veterano Kenneth Johnson, autore di molte serie di successo fra cui La Donna Bionica, L'Incredibile Hulk e Visitors. Qui si immagina che il conte transilvano sia ancora vivo ai nostri giorni e addirittura insegni in un college californiano, dove miete vittime tra gli studenti. Per fortuna i discendenti del suo nemico numero uno Van Helsing sono pronti a entrare in azione per combatterlo. Nel 1987 arriva un piccolo cult sui succhia sangue, il film in due parti Gli Ultimi Giorni di Salem's Lot diretto da Tobe Hooper, regista ben noto in ambito horror- splatter, sulla base del romanzo Le Notti di Salem di Stephen King. Il film che vanta nel cast interpreti come David Soul (Starsky e Hutch) e James Mason (Lolita, Intrigo Internazionale) è ancora oggi una delle opere più spaventose prodotte per la televisione, dotate di un sinistro fascino anche a distanza di anni. Proprio mentre Hooper realizza questa sua opera, appaiono dei vampiri anche negli sceneggiati italiani, Ma E' Proprio un Vampiro di Giorgio Bandini e Vampirismus di Giulio Questi, ispirati rispettivamente ad un romanzo di Luigi Capuana basato sulla vicenda vera del serial killer e bevitore di sangue Vincenzo Verzeni e all'opera dello scrittore fantastico tedesco E.T.A. Hoffmann. Negli anni '90 comincia una vera proliferazione di telefilm sui vampiri. Dall'America arriva Dracula: The Series, nel quale due ragazzi statunitensi in vacanza in Europa presso lo zio Gustav Helsing, scoprono non solo di far parte di una dinastia di ammazza vampiri, ma che il Conte Dracula stesso esiste veramente ed è a capo di una potentissima multinazionale, e arriva anche un rifacimento del vecchio Dark Shadows con un cast incredibile: nel ruolo di Barnabas c'è ora Ben Cross, che molti ricorderanno come il nemico di Richard Gere in Il Primo Cavaliere, affiancato da Adrian Paul (Highlander), Roy Thinnes (Invaders) e quella Barbara Steele che lavorò con maestri del brivido quali Mario Bava, Riccardo Freda, Roger Corman e David Cronenberg. Nel '92, anche se ispirato a un film TV dell'89, appare Forever Knight, serie incentrata sul personaggio di Nick Knight, un agente della squadra omicidi di Toronto che in realtà è un vampiro di ben ottocento anni. Nel corso del telefilm ci viene spiegato come il poliziotto fosse stato in origine un nobile cavaliere francese di nome Nicholas de Barant, il quale perse la fede dopo aver visto durante le crociate tanti massacri in nome di Dio e accettò di farsi vampirizzare dal perfido Lucien LaCroix. Solo secoli dopo Nick viene nuovamente convinto alla causa del bene da Giovanna d'Arco. Da allora il nostro non ha fatto altro che combattere tutti i malvagi sia umani che vampiri, compiendo nel frattempo ricerche per trovare una cura al vampirismo. Purtroppo oggi che gli sembra d'essere vicino alla tanto sospirata cura, riappare dal suo passato LaCroix, il quale vuole assolutamente riportare il suo "figlio" alle tenebre. Come avrete capito Forever Knight è quasi un Angel prima del tempo; in più il rapporto tra Nick e LaCroix è molto simile a quello tra Brad Pitt e Tom Cruise in Intervista col Vampiro. Proprio per questo, Nigel Bennett, l'attore che interpretava LaCroix e che si batte per la ripresa del telefilm (conclusosi dopo sole tre stagioni), ha affermato più volte che tutto quello che viene attualmente prodotto sui succhia sangue, al cinema come in televisione, è in debito con Forever Knight e chi ha visto la serie non può dargli tutti i torti. In tempi più recenti è da segnalare poi Kindred: The Embraced, un serial in cui l'horror vampiresco si mescola con le trame dei drammi sulla mafia. I vampiri sono infatti riuniti in diversi clan in lotta fra loro per il controllo del territorio e sono regolati da una sorta di codice d'onore. Il telefilm non è andato però oltre il sesto episodio. Pensare che la Fox ha rifiutato di trasmettere Buffy sul suo network, passandolo a quello della Warner Bros, per lasciar libero spazio a questa serie che riteneva di sicuro successo! Arrivati ormai ai nostri giorni, concludiamo ricordando Ultraviolet, una miniserie inglese in sei episodi trasmessa già in piena Buffy- Era. Qui compaiono alcuni cacciatori di vampiri che lavorano per il governo, usando non paletti ma pistole speciali. Detto così questo ricorderebbe un po' la quarta stagione della nostra serie preferita, mentre Ultraviolet è in realtà molto vicina a X-Files: il vampirismo è spiegato scientificamente e ci si addentra fra oscuri complotti delle autorità. E' stato poi realizzato, questa volta negli U.S.A. il pilot per un ipotetico remake dalla miniserie in forma di telefilm. Seppure del progetto si sia occupato Howard Gordon, uno degli autori storici di X-Files apparso anche fra i producer della seconda stagione di Buffy e attualmente impegnato nello spin-off di Angel, l'idea è stata accantonata dai finanziatori. Evidentemente gli Americani si aspettavano un prodotto "alla Joss Whedon" (se non addirittura "alla Dan Curtis"), non certo una serie che si interroga se il diritto dei vampiri ai sopravvivere non sia equivalente a quello degli umani di difendersi. Visto il successo che bacia i personaggi ideati da Joss Whedon ora tutti stanno mettendo in cantiere altre produzioni sui vampiri. Si vocifera per esempio di produzioni con titoli come A Breed Apart e Living by Night. Per sapere cosa ci attende non ci resta che tenere accesi i televisori nelle nostre cripte.

 
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